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Tassonomia Verde: gli esperti della commissione europea bocciano gas e nucleare

Il dibattito europeo sull’energia e sugli investimenti sostenibili è entrato in una fase decisiva, condito da questioni geopolitiche e da scelte strategiche destinate a lasciare il segno.
Uno dei passaggi decisivi riguarda la cosiddetta “tassonomia verde”.

Già prima che venisse varato il Green New Deal, ovvero il piano straordinario per il rilancio economico dopo la pandemia, l’Unione Europea ha dichiarato di volersi impegnare per rispettare gli obiettivi di riduzione delle emissioni previsti dagli accordi di Parigi nel 2015.
La transizione verde e l’abbandono del fossile hanno però, secondo l’UE, un costo di 180 miliardi di euro all’anno per il continente, investimento a cui sono chiamati a concorrere istituzioni pubbliche, privati e finanza.  

Per questo nel 2020 è stata introdotta dall’Unione la tassonomia verde, ovvero una classificazione delle attività meritevoli di finanziamento perché compatibili, tra le altre cose, con gli obiettivi di adattamento e mitigazione del cambiamento climatico.

Il 31 dicembre, a poche ore da capodanno, la Commissione ha proposto una bozza di tassonomia verde che inserisce gli investimenti su gas e nucleare tra quelli sostenibili.

Questa posizione è stata formalmente contrastata in un documento del 24 gennaio 2022 dal gruppo di esperti Platform for Sustainable Finance (PSF), istituito proprio come supporto tecnico alla Commissione in materia di classificazione degli investimenti.

La posizione della Platform for Sustainable Finance è destinata a creare una spaccatura tra i governi europei, già divisi tra chi ottiene energia dal nucleare come Parigi (il 70% del fabbisogno energetico francese deriva dall’atomo), da chi cerca una posizione di preminenza nel mercato del gas naturale come la Germania (disposta ad aprire ad un eventuale bocciatura del nucleare ma pronta a dare battaglia sul gas) e chi invece vorrebbe imboccare con decisione la strada delle rinnovabili come la Spagna.

E l’Italia? Il nostro Paese crede moderatamente nel gas naturale, che inquina meno di carbone e petrolio, ma produce comunque CO2, a differenza del nucleare per cui lo scoglio più grande rimane la sicurezza nello smaltimento dei rifiuti.

Se l’estrazione del gas fosse dichiarata green, potrebbe portare all’aumento dello sfruttamento dei giacimenti naturali nei nostri mari, in particolare nell’Adriatico. Sul nucleare il nostro Paese non ha posto veti, ma servirebbero delle condizioni eccezionali per tornare indietro rispetto ai referendum che hanno bocciato l’atomo. In ogni caso questa fonte, nella proposta di tassonomia della Commissione, sarebbe considerata green solo fino al 2045.

L’ultima parola sulla questione spetterà prima al Consiglio e poi Parlamento Europeo, ma complici la posizione del gruppo tecnico e la situazione geopolitica con la Russia, che sull’energia impatta moltissimo (leggi gasdotto Nord Stream 2), la discussione è rimandata.

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